Un uomo chiamato Tarantella PDF Stampa E-mail

cavallaro_copy.jpgIl secondo appuntamento con "Città del sole", la 1° Rassegna organizzata dal Fo.re.ver, il Forum per la resistenza e la verità, con il patrocinio del Consiglio regionale della Calabria, il Ministero della Pubblica Istruzione, l'Amministrazione Comunale di Locri ed in collaborazione con Radio Fo.re.ver, si è tenuto il 23 febbraio 2006, come sempre a Locri, a Palazzo Nieddu del Rio.
Dopo il concerto inaugurale di Claudio Lolli e Paolo Capodacqua, tenutosi lo scorso venerdì 9 febbraio, in azione questa sera Mimmo Cavallaro - TaranProject.

Si tratta di un progetto musicale finalizzato ad esprimere i suoni e gli antichi ritmi della tradizione calabrese. Tradizione, si badi, tutt'altro che omogenea: "Le differenze tra una zona e un'altra si riflettono dovunque in maniera complessiva sulle strutture della melodia e della ritmica e quindi sulla danza, sullo stile dei passi, la loro ampiezza, le figurazioni e la velocità" - spiega Cavallaro. L'obiettivo è quello di proiettare liriche e sonorità tradizionali del sud nel contesto della musica europea contemporanea, senza tradirne le origini. Inevitabile, quindi, il riferimento alla "tarantella" calabrese.
Ampia famiglia di balli e melodie caratterizzata da gruppi e sottogruppi (che in ogni regione meridionale, zona, paese, vicolo, ha assunto connotati diversificati in relazione alle varie culture ed esperienze), etimologicamente la tarantella è, sin dalla sua origine, un ballo di carattere sintomatologico ed estatico; il. "tarantismo" (oso di un ragno: la tarantola. Antropologicamente questo ballo sconfessa i connotati da romanzetto "rosa", malgrado il legame con l'eros caratterizzi comunque la danza in genere.
Negli ultimi anni si è assistito ad uno straordinario revival della tarantella, soprattutto nel contesto del recupero delle identità locali quale efficace alternativa alla globalizzazione.
Non di rado, però, questo fenomeno di "tarantellomania" presenta un volto snaturato, decontestualizzato ed urbanizzato, che ammicca gli assembramenti postmoderni da discoteca. Utile, dunque, il recupero dei lineamenti originali, quelli "pastorali", ormai a serio rischio di estinzione (Articolo tratto da CalabriaOra del 23.2.2006, pag. 36, a firma Domenico Ammendolea).

 
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