Claudio Lolli apre la "Città del Sole" PDF Stampa E-mail

lolli.jpgLo scorso 9 febbraio 2007, ha preso avvio a Palazzo Nieddu la rassegna "La città del Sole" organizzata dal Forum Forever.
Palazzo Nieddu si è riempito di poesia e di immagini malinconiche disegnate dalla voce di Claudio Lolli e dalle note della chitarra del bravo Paolo Capodacqua, che lo ha accompagnato durante il concerto organizzato.
A godersi lo spettacolo un discreto numero di giovani ma soprattutto loro, i reduci dei movimenti degli anni settanta, a cui le parole del cantautore rimandano ancora ricordi di lotte passate.

Le sue prime esperienze musicali sono proprio di quegli armi. Il pezzo più noto è sicuramente "Borghesia', un atto di accusa verso l'ipocrisia e il falso moralismo: Claudio Lolli è uno di quelli che, dato che tutti gli altri posti erano già occupati, si è seduto dalla parte del torto. Tra una canzone e l'altra domanda: "Chi mi ha dato la vita in questo mondo? Un Dio? Non credo. Sicuramente una madre ed un  padre. Ma ci sono anche altri tipi di padri. Piero Ciampi è uno dei miei padri artistici, uno straordinario artista che nessuno conosce". E a lui dedica la canzone "I musicisti di Ciampi". Al termine del concerto è partita la gara per scambiare una parola col cantautore, per evocare un ricordo, per condividere un bicchiere di vino calabrese. Molti occhi erano lucidi, e non solo per il vino, gli occhi di quelli che ancora aspettano Godot.
Tra commenti sull'acustica della sala di Palazzo Nieddu, persone che hanno portato casse di arance per Claudio Lolli e altri che hanno portato bottiglie di vino calabrese e che si informano dello stato del suo raffreddore riesco a porgergli qualche domanda:
Come è cambiata la tua musica dagli anni '70 ad oggi?
Secondo me, ma è una mia opinione, è un po' meno adolescenziale, privata e privatistica ed ha un'apertura maggiore. Anche nelle canzoni d'amore, che sono quelle che preferisco, la visuale si è sollevata e c'è una visione più ampia. Credo che questa sia l'unica differenza
Come sono cambiati i giovani?
È il contrario delle mie canzoni, i giovani vedono una zona meno ampia. Ci sono tanti movimenti rispettabilissimi ma un'ampia fascia di giovani, un buon 80%, guarda il suo particolare. Il futuro è tecnologico e borghese. Volevi che fossi cattivo e lo sono stato.
La generazione degli anni '70 ha perso?
No, mi dispiace ma non sono d'accordo con la provocazione del mio amico Giorgio Gaber. La mia generazione non ha perso ma ha seminato dei semi di inquietudine, di inadeguatezza, di incapacità di accettare il mondo che sono molto importanti e che restano sottotraccia. Poi, sai, la storia ha dei cicli, dei corsi e dei ricorsi e loro sono lì, sotto la terra e riemergeranno. La rivoluzione francese non si è fatta in cinque anni. Gli anni settanta hanno portato a un cambiamento epocale di vivere il mondo. Si comincia per fortuna a discutere, dibattere, studiare quegli anni e credo ci sia molto da scoprire e molto da utilizzare. Non credo che i ragazzi di vent'anni si faranno azzerare dalle èlite.
Che significato investe la tua presenza qui stasera?
 Sono molto onorato di essere stato chiamato qui. Non so cosa c'è nella mente degli organizzatori ma di sicuro un tipo di musica e di comunicazione che possiamo definire "non tradizionale" ci omologa al modo non tradizionale di porsi dei giovani di Locri nei confronti della 'ndrangheta, della serie: "non ne possiamo,più!". Nor ne.possiamo più della mafia e non ne possiamo più della solita musica, sono due binari paralleli. Non poterne più della volgare, banale, mafiosa normalità dell'Italia è qualche cosa che ci accomuna (Tratto da CalabriaOra dell'11.2.2007, pag. 18, scritto da Giovanni Maiolo).
 
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